Progetto Polaroid

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Progetto Polaroid

Definisco questa esperienza “progetto” perché così è stata vissuta sia da me che da colleghi e osservatori. Il Sig.Trento, titolare della Mandarina Duck, dopo aver ascoltato questa storia, mi offrì di lanciare “Krill”, un nuovo marchio di borse. Preferii accettare l’offerta di Volvo e di “Krill” non seppi più nulla. Questa in breve la “case history”.

Vengo assunto come venditore di occhiali per la regione Emilia Romagna. Polaroid ha due campionari: il “sole” e il “vista”, in collaborazione con Valdottica azienda di Valdobbiadene. Il sole si vende bene, il vista si fatica molto. Polaroid viene vissuto dal mercato degli ottici come un marchio “traditore”.  Marchio di culto degli anni ’60, Polaroid sceglie la “quantità”, finendo sulle “bancarelle” degli autogrill a prezzi bassissimi. Gli ottici italiani insorgono e giurano di non trattare il marchio mai più (qualcuno lo scrisse anche sul testamento).

Dopo alcuni anni Polaroid riconosce l’errore, rinuncia alle “bancarelle” e torna a un’intermediazione professionale affidata agli ottici. Quando arrivo io la ferita è ancora aperta. In tv imperversano rievocazioni dei mitici anni sessanta. Un giorno in un negozio di provincia mi imbatto casualmente in uno di quei mitici occhiali Polaroid anni ’60, originale! Rimango folgorato e chiedo alla direzione di rimetterlo in campionario. Dopo molte insistenze mi accontentano: “ne venderemo 500 pezzi, ma così la finisce di rompere le scatole!” mi dice la responsabile del marketing. Nonostante il prototipo sia orrendo, l’occhiale finisce sul naso di Paul Weller degli Style Council e compare in tv in un video clip musicale. Ottengo di promuovere l’occhiale su Vogue: nasce The Original, un successo! Incoraggiato dai venditori, insieme al collega Furio Giocoli proponiamo alla direzione una nuova strategia.

Il Direttore Generale ci convoca a Varese. Ci sottopone ad un interrogatorio incomprensibile, fa il bastian contrario su tutto, ad ogni nostra idea risponde “no!”, “perché?”, “sì però”, “quanto costa?”, “chi lo fa?”. Ma abbiamo le idee chiare e ribattiamo colpo su colpo. Alle 10 di sera ci manda via quasi infastidito. Torniamo a casa sconcertati. Trascorsa una settimana mi arriva per posta una pergamena. C’è scritto quanto segue: Viene riconosciuta menzione speciale  a Franco Marzo per aver mantenuto sangue freddo, savoir faire e grande entusiasmo, resistendo al “Torture Test” organizzato in Arcisate dal mgmt della Polaroid Italia. A lui vengono conferiti, diritti, privilegi, onori e responsabilità, che mai prima di oggi erano stati concessi.”

Le firme sono degli A.D., DG, e Direttrice divisione occhiali.  A raccontarla oggi sembra uno storia incredibile (e lo era anche allora). Mi promuovono quadro, smetto di vendere, assumo la responsabilità del centro nord Italia e vado in fabbrica a progettare occhiali. Attivo una rete di segnalatori di modelli di tendenza. Uno di questi finirà sul naso di Vasco Rossi. L’anno successivo venderemo più di 450.000 mila paia di occhiali, il record dopo il ritorno di polaroid dagli ottici. Dell’original prima del suo lento ma mai definitivo tramonto, ne furono venduti 150.000 pezzi.