La cultura del merito

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By Franco Marzo / dicembre 15, 2018

In questi giorni Michael Bloomberg, fondatore di “Bloomberg” ed ex sindaco di New York, ha donato 1,8 miliardi di dollari (l’equivalente di circa 100.000 anni di stipendio medio di un impiegato italiano) all’Università Johns Hopkins. Figlio di un contabile che non ha mai guadagnato più di 6.000 dollari l’anno, Michael ha potuto frequentare la Johns Hopkins University grazie a un prestito studentesco della National Defense e con un posto di lavoro nel campus».

“L’America è al suo meglio quando premia le persone in base alla qualità del loro lavoro, non alle dimensioni del loro portafoglio”, così ha commentato la donazione.

Il merito alimenta il sogno americano di riconoscere a tutti una possibilità e, come si vede, produce risultati e gratitudine. Ma chi è davvero meritevole? Ognuno ha i suoi criteri di valutazione.

Vi propongo i miei:

  • chi raggiunge gli obiettivi prefissati
  • chi conta solo sulle proprie forze e non cerca raccomandazioni
  • chi supera le aspettative di chi lo valuta
  • chi propone almeno tre soluzioni e non un problema
  • chi non si lamenta del comportamento degli altri, ma cerca di migliorarlo
  • chi si mette in gioco ogni giorno

 

Comunque la pensiate riconoscere il merito promuove il talento e la buona volontà contro le rendite di posizione e gli “yes man”. Se volete “cambiare le cose” o se siete “costretti a cambiare per sopravvivere”, questo è lo strumento più efficace.

Quanto alla donazione di Bloomberg pare che il rettore dell’Università abbia pensato: “grazie Michael, non ti dovevi disturbare!”

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One thought on “La cultura del merito

  1. Quante delle grandi Multinazionali, Banche etc. Non vogliono uno yes man e che non pone ne’ problemi ne soluzioni? Basta vedere l’operato di un qualsiasi direttore di agenzia di banca: passa le carte e basta.

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