Hai un problema: hai perso l’autostima ?

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By Federico / maggio 6, 2018

Da ragazzo mi arruolai come AUC per mantenermi agli studi. Avevo 19 anni e, terminata la scuola ufficiali, giunsi al Gruppo di appartenenza con la mia stelletta appuntata sulle spalline. La mia attitudine militare era bassa quanto la mia cultura militare, e quindi rimasi stupito nel notare che molte persone in divisa mi salutavano, talvolta anche dall’altra parte della strada!

Mi spiegarono che erano obbligate a farlo perché io ero un loro “superiore”, ero “Ufficiale” mentre loro erano “Sottoufficiali”: carabinieri, appuntati, sergenti, marescialli, alcuni anche molto più vecchi di me. Un maresciallo vicino alla pensione mi salutava sempre per primo quasi con devozione, mettendomi in imbarazzo: poteva essere mio padre ed io non lo conoscevo. Decisamente bizzarro, ma qualcosa poteva farmi pensare che fosse merito mio, che avessi fatto qualcosa di importante per meritare tanto riguardo. In realtà appena toglievo la divisa nessuno, tranne chi mi conosceva personalmente, mi salutava più.

Mi era facile comprendere che la mia autostima non dipendeva da me, ma da quello che rappresentavo, dal valore che la società attribuiva al mio modo di essere in quel tempo e in quello spazio. Qualcuno meno consapevole si sentì SUPERIORE, pensò di essere diventato un grande leader e appena congedato, tolta la divisa, cadde in depressione e nei fumi dell’alcool. La perdita di autostima è uno dei problemi in cui si può imbattere chi ha avuto successo nella vita. L’autostima nasce da motivazioni culturali, dal valore attribuito dalla società a qualcosa che hai fatto o sei diventato: la divisa, il successo, lo status, il denaro. Qualcuno si monta la testa anche per un’eredità, una vincita al lotto, la moglie ricca e il suocero influente. Non sempre sei consapevole delle motivazioni per cui hai stima di te.

Spesso il ragionamento è semplice: “se gli altri lo pensano lo penso anche io”. L’autostima ti fa stare bene, ti fa guardare il mondo con fiducia e ottimismo, ti porta relazioni ad alto livello, a cosa serve chiedersi troppi perché? Ma può arrivare il giorno in cui ti ritrovi improvvisamente col culo per terra: perdi il miglior cliente; crolla il mercato; il socio ti tradisce e apre un’azienda concorrente; crolla il fatturato e rimani schiacciato dai costi fissi; l’azienda per cui lavori chiude e ti lascia a casa; arriva il giovane manager che “sa tutto lui”, ti tratta come un coglione e ti licenzia in tronco. Gli esempi potrebbero continuare.

Il prestigio si dissolve inspiegabilmente e anche la moglie ti pianta in asso… e che cavolo! Allora ti guardi allo specchio e ti chiedi: cosa sta succedendo? C’è chi reagisce con rabbia prendendosela col mondo intero, chi cade in depressione e chi infine si rimbocca le maniche e ricomincia da zero. Si chiama RESILIENZA.

L’autostima più importante non nasce dall’esterno, da come ti vedono gli altri, ma dentro di te, da come vedi te stesso. “Stimare” significa “valutare” e per valutare occorre “conoscere” e quando si tratta di sé, è la cosa più difficile. Non a caso l’esortazione «conosci te stesso» scritta sul tempio di Apollo di Delfi risuona ancora come via per la saggezza. Tuttavia per evitare il rischio di sottostimarti o sovrastimarti ti propongo di considerare un secondo significato del verbo “stimare”. Non più “valutare”, ma “rispettare”. Quasi mai “stimi” le persone per i titoli che hanno o per il loro conto in banca, ti interessa di più “ciò che sono”: onesti o disonesti? autentici o falsi? affidabili o inaffidabili? Se fossimo fatti di musica ti direi: intonati o stonati?

Se hai perso l’autostima sei come un meraviglioso strumento musicale che ha perso l’accordatura. Ora devi ritrovare l’accordo tra “lo spazio, il tempo” e “ciò che sei”: ciò che credi, senti e fai. Ti serve un’accordatura. Se ti riconosci ne possiamo parlare, ho sviluppato un certo orecchio, ma la soluzione è dentro di te!

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